Giulia Prosio classe 3^C Alessandro Volta 17/11/15

Socrate non insegnava. Egli si impegnò, si infuriò per ribadire questo concetto; la sua filosofia era un esame incessante di se stesso e degli altri: come si può insegnare a esaminare?

No, Socrate non insegnava. Non intenzionalmente, almeno.
Certo, egli era seguito, soprattutto dai giovani, ma questo perché egli era l’unico, in un’Atene che guardava al glorioso passato come a un patrimonio da conservare, a mettere in discussione. A mettersi in discussione.

L’oracolo di Delfi lo definì come il più sapiente dell’intera Atene; ma Socrate ne restò stupito e volle verificare questo di persona, interrogando tutti quelli che erano ritenuti i più saggi di quell’epoca. E si accorse che tutti loro erano in realtà ignoranti perché credevano di sapere ma in realtà non sapevano niente.

Allora egli intese il messaggio dell’oracolo: egli di fatto era il più sapiente, perché era l’unico che ammetteva la propria ignoranza e per questo, nel piccolo della mentalità umana, egli sapeva qualcosa. E questo non lo faceva sentire invincibile, ma lo spingeva a cercare, a conoscere, a dialgare per scoprire la verità. Questo, forse, è il messaggio che Socrate ci ha tramandato. L’insegnamento che si può quindi trarre dal pensiero socratico è che l’uomo è ricerca in mezzo ad altri uomini, e per questo deve vivere con lo scopo di rispondere eternamente alla domanda: “ti estì?”, cioè “che cos’è?” per poter definire il concetto di tutto ciò che lo circonda. Accusarono Socrate di corrompere i giovani, parlando loro di concetti nuovi, di idee innovative, dicendo loro di sperimentare il proprio essere.
Per corrompere si intendeva sviare le loro giovani menti dagli insegnamenti che avevano sempre fatto parte della mentalità ateniese, sostituendoli con concetti nuovi, ritenuti “pericolosi”.
Ma egli non insegnava cose pericolose o che andavano contro il volere degli dei; piuttosto educava i suoi giovani discepoli al saper vivere bene con gli altri, in quanto un uomo non è davvero uomo se non è circondato da altri uomini.
Nonostante la politicità del suo pensiero, egli non si dedicò mai alla politica, ma concentrò tutto se stesso nel continuo esame di sé e degli altri.
Riassumendo, possiamo trarre pochi insegnamenti dalla filosofia socratica: vivere in funzione di rispondere al “ti estì?”, cercare nell’uomo la causa di ogni pensiero e di ogni azione, cercare la verità, attraverso la maieutica, in tutto, anche nelle più piccole cose.
Dobbiamo provare a essere ciò che lui insegna, per vivere nel bene socratico.

 

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