con
Riccardo Bucci

regia
Martina Testa

di
Nicolò Sordo

 

audio | luci
Giovanni Tammaro

in ambito

progetto

una produzione

Voglio raccontarvi di come ho fatto una grande avventura e poi sono tornato ad essere un puntino nell'universo

Il progetto

Lo spettacolo nasce dal testo vincitore della seconda edizione di “Contest(A) d’Atleta”: un progetto di Educazione Civica – Sport e Teatro nato con l’obiettivo di mettere al centro la biografia di figure significative del mondo dello sport, che si siano contraddistinte non solo per il talento atletico, ma anche per il proprio impegno a favore dei diritti e dei valori umani e civili. La tematica scelta per la terza edizione sarà incentrata sulle imminenti Olimpiadi invernali Milano Cortina del 2026. In particolare, ai partecipanti è stato richiesto, attraverso i testi del concorso, di ricercare i valori di pace e d’incontro tra i popoli, caratteristici dei Giochi Olimpici.

Lo spettacolo

Nino è uno spettacolo sulle occasioni, quelle prese al volo e a quelle mancate.
Sono tante le porte che si aprono e si chiudono nella vita del signor Bibbia, e il suo anti-divismo non permette di sapere molto di lui ma accende l’immaginazione.
Si sa solo che dopo aver vinto, vinto e stravinto si rifugia di nuovo nel suo negozio di frutta e verdura di Saint Moritz, luogo importante per lui: è qui che un cliente scambia con Nino uno skeleton per delle bottiglie di Chianti prima dell’inizio della sua carriera, è da qui che Nino inizia a buttarsi e ad allenarsi a testa in giù, è qui dove cercare Nino e saperne di più sul suo conto.Nino è la storia di un underdog che riesce a vincere con tutti i pronostici contro e poi riesce a far perdere le sue tracce, torna ad essere un uomo comune perso in una località turistica. Ogni volta che qualcuno batte il suo record si fa un giro in skeleton e lo ristabilisce, in un loop infinito. Quella tavola, quello “scheletro”, è un suo doppio, un altro da sé, un magico uomo di ghiaccio.

Note di drammaturgia

In Nino, l’ attore ricostruisce la storia di Nino Bibbia, skeletonista e bobbista, sia raccontandola che rivivendo in prima persona vari momenti della vita dello sportivo. Un insieme di realtà e finzione consente allo spettacolo di fuggire da una semplice cronaca delle sue vittorie sportive e di far volare la vicenda umana del signor Bibbia, a cui è stata sempre cara la velocità. Ci sarà la medaglia d’oro ai Giochi Invernali del 1948 dove subito dopo la guerra è il primo azzurro a salire sul podio, ci sarà la famosa Cresta Run e ci saranno le sue avventure sul ghiaccio da kamikaze. Ma non solo. La messa in scena è essenziale, lasciando spazio all’attore di creare e modificare continuamente scene, momenti e ricordi della vita di Nino Bibbia, passando con fluidità dalla figura di narratore a quella del protagonista a quella di altri personaggi. Gli oggetti di scena sono elementi poveri, come quelli che accompagnarono l’ascesa del primo bobbista italiano: cassette della frutta, bancali, casco e paramani.