“La parola ‘identità’ promette ciò che non c’è; ci illude su ciò che non siamo; fa passare per reale ciò che invece è una finzione: identità è una parola avvelenata. […] In un mondo fatto solo di ‘noi’ e nel quale le relazioni sono dominate dal perseguimento dei propri interessi, la logica dell’identità trova la sua piena realizzazione. È un mondo strapieno di beni, di merci, di ricchezza e desolatamente povero di relazioni e di progetti di convivenza.”
Da L’Ossessione identitaria, di Francesco Remotti.
Possiamo immaginare un diverso modo di impiegare le nostre risorse temporali, economiche e sociali, che non sia per fini personali? Ha senso dedicare il nostro tempo e le nostre energie a delle pratiche che siano, invece, collettive?
La pratica di laboratorio è qui intesa come un luogo di incubazione, di semina, di incontro, di scambio. All’approccio pedagogico, che punta esclusivamente al miglioramento delle capacità artistiche o all’investimento di tempo ai fini individuali, PERSONA vuole valorizzare un aspetto di sospensione e di condivisione del tempo: un tempo che non è investito, ma un tempo che viene dedicato. Un tempo dove le professioniste e i professionisti del teatro sono invitati a “stare nel mezzo”, a vivere una zona di compromesso con gli altri partecipanti, a creare e pensare la scena, non a partire da sé, ma da un rapporto con ciò che è altro da sé e con lo spazio.
Perche'
[ PERSONA - LAB ]
PERSONA: voce di origine probabilmente etrusca, che significava «maschera teatrale» e poi prese il valore di «individuo di sesso non specificato», «corpo», e fu usata come termine grammaticale e teologico. – Individuo della specie umana, senza distinzione di sesso, età e condizione sociale, considerato sia come elemento a sé stante, sia come facente parte di un gruppo o di una collettività.
Le azioni che compiamo quotidianamente, vengono generalmente intese come un modo per costruire una propria identità: “faccio e quindi sono”; “sono quello che faccio”, o ancora, “agisco in base a quello che credo di essere”. Questa visione ha però il limite di escludere la propensione relazionale dell’essere umano. PERSONA invece, è una parola in grado di fare da ponte tra l’individuale e il collettivo; proprio come la MASCHERA TEATRALE, che sin dall’antichità ha come funzione principale quella di essere vettore: uno strumento che trasporta e amplifica il suono da una dimensione intima a una dimensione di condivisione.

Nuovo capitolo
LABORATORIO
RESIDENTE
PersonaLAB – Laboratorio Residente è insieme un percorso di alta formazione e un’esperienza di creazione scenica, rivolta ad attrici e attori, registe e registi, drammaturghe e drammaturghi, danzatrici e danzatori, performer, creativi e a tutte le persone che, per motivi professionali, gravitano attorno al mondo del teatro e delle arti performative.
La partecipazione è gratuita ed è riservata a singole persone che desiderino intraprendere un cammino di ricerca artistica e sperimentazione condivisa. A ciascun partecipante è richiesta la disponibilità a mettere in gioco il proprio bagaglio di esperienze, desideri e curiosità. I percorsi individuali saranno chiamati a incontrarsi e a dialogare, generando nuove direzioni creative e la possibilità di dar vita a progetti scenici collettivi.
L’unicità dell’iniziativa risiede nella possibilità di avviare un processo creativo senza partire da idee o progetti già esistenti. Al contrario, sarà la collaborazione tra artiste e artisti e l’emersione progressiva di stimoli e contenuti a costituire la materia viva dell’esperienza.
TEMA
Il tema che attraverserà l’intero percorso sarà la Città, intesa come spazio fisico, simbolico e umano: uno spazio — reale, immaginato, vissuto o reinventato — che diventa terreno di indagine, materia poetica e orizzonte di relazione. Lo sguardo urbano è il punto di partenza, una prospettiva e un campo aperto di esplorazione capace di accogliere una molteplicità di riflessioni, visioni e linguaggi, tante quante sono le possibilità di osservare e interpretare il contesto metropolitano.
PRIMA FASE
Il progetto si svolge come un percorso formativo di tipo laboratoriale, attraverso due workshop: uno condotto da Massimiliano Speziani e uno dalla compagnia ANAGOOR. I workshop guideranno i partecipanti non solo nella ricerca e nello sviluppo delle proprie potenzialità espressive, ma anche — e soprattutto — nell’interrogarsi sui possibili sensi dell’agire teatrale, sulle motivazioni che guidano la ricerca artistica e sull’individuazione di possibili orizzonti di lavoro a partire dall’osservazione sensibile della città. A queste esperienze prettamente artistiche si integreranno, durante il percorso, anche un seminario sulla progettazione artistica territoriale e sulla rigenerazione culturale urbana, tenuto da Paolo Aniello, e incontri di tutoraggio sulla luce scenica e sulla tecnica del suono teatrale con Giovanni Tammaro.
SECONDA FASE
Il percorso si convertirà in una vera e propria esperienza di tipo residenziale. I primi giorni saranno dedicati a far emergere temi, urgenze e direzioni di lavoro individuali a partire dallo sguardo urbano. Successivamente, in base ai materiali emersi, i partecipanti saranno chiamati ad allearsi, ovvero a riconoscere affinità e somiglianze tra i propri desideri creativi e formare dei gruppi di lavoro. Prenderanno così forma i primi nuclei di ricerca, nati da sintonie artistiche e visioni condivise: le necessità individuali dovranno trovare, nel tempo della residenza, un modo per trasformarsi in necessità comuni.
Nella parte finale del percorso, i gruppi formatisi potranno dedicarsi a un periodo di residenza in cui avranno la possibilità di approfondire e sviluppare un proprio progetto scenico e presentarlo pubblicamente durante una giornata finale di restituzione e condivisione.
Il percorso si svolgerà da gennaio ad aprile 2026
indicativamente le giornate si svolgeranno dalle ore 10 alle 16
presso il Centro Culturale Asteria di Milano
(Piazza Carrara 17.1 – 20141)
CRONOPROGRAMMA
- dal 7 all’11 gennaio – Workshop con MASSIMILIANO SPEZIANI
- 2-3 febbraio – Workshop con PAOLO ANIELLO (1^ parte)
- dal 4 al 7 febbraio– Workshop con ANAGOOR
- dall’11 al 17 marzo – Giornate di RESIDENZA
- 18-19 marzo – Tutoraggio tecniche di scena (luci e suono), con GIOVANNI TAMMARO
- 11-12 aprile – Workshop con PAOLO ANIELLO (2^ parte)
- dal 13 al 18 aprile – Giornate RESIDENZA
- 19 aprile – Giornata di RESTITUZIONI FINALI
La scadenza per l’invio delle candidature è l’8 dicembre 2025.
A tutte e tutti i candidati, si chiede di compilare in ogni sua parte il form di iscrizione online.
La partecipazione al percorso è GRATUITA
(al di fuori della tessera associativa per chi non l’avesse)
Tessera associativa e copertura assicurativa: € 30,00
!!! NOTE PER LA PARTECIPAZIONE !!!
La partecipazione all’iniziativa è subordinata al rispetto di una presenza minima pari al 90% delle giornate di attività previste.
I partecipanti si impegnano a garantire tale percentuale di partecipazione; il mancato rispetto di tale condizione potrà comportare l’esclusione dal periodo di residenza.
L’esperienza è rivolta ad attrici e attori, registe e registi, drammaturghe e drammaturghi, danzatrici e danzatori, performer, creativi e a tutte le persone che, per motivi professionali, gravitano attorno al mondo del teatro e delle arti performative.
GRATUITO
La partecipazione al laboratorio è GRATUITA
(al di fuori della tessera associativa per chi non l’avesse)
Tessera associativa e copertura assicurativa: € 30,00

Massimiliano Speziani
MASSIMILIANO SPEZIANI
Tra Visibile e Invisibile / Esplorazioni teatrali tra testi narrativi e corpi narranti.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” (da Le città invisibili, di Italo Calvino).
Lo spazio della città, intesa come luogo ideale e luogo reale. La città, spazio contenitore di altri spazi. Il teatro come edificio, ma anche e soprattutto come luogo invisibile che prende vita e trasforma altri spazi, o potrebbe trasformarli: La strada , il cortile, la piazza, il parco, la via, la stazione, etc…
Le Città invisibili di Italo Calvino diventa il materiale ideale di questa nuova ricerca; per creare un altro sguardo su ciò che crediamo di conoscere, in continuo mutamento e in trasformazione. La città dei bisogni, la città dello svago, la città della finanza, la città dello studio, la città turistica. Centri di gravità della città a seconda degli interessi, dei desideri che ci muovono o muovono le persone… Cosa diventa una città? E che sguardi può indicarci attraverso un laboratorio teatrale?
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Massimiliano Speziani è attore e regista. Premio Ubu nel 1997; Premio Hystrio nel 2018. Ha lavorato come attore teatrale con registi quali: Cobelli, Ronconi, Castri, Santagata, Tiezzi, Rifici, Latella, Donnelan, Lidi. Ha intrapreso anche un personale percorso autorale e pedagogico a fianco di Renata Molinari e Renato Gabrielli. Tra gli ultimi lavori, ricordiamo Pinocchio e La Valle dell’Eden (regia di Antonio Latella), La Tragedia del Vendicatore (regia di Declan Donnellan), Gabbiano, Zio Vanja e Il Giardino dei Ciliegi (regia di Leonardo Lidi).

ANAGOOR
CORPO LUOGO
Laboratorio condotto da Simone Derai e Marco Menegoni / Anagoor.
Questa nuova edizione del workshop si inserisce nel tema guida di quest’anno: la Città e lo sguardo urbano.
Un tema volutamente ampio, aperto, che funge da pretesto per un movimento di pensiero e d’azione. La città come corpo e come mente collettiva, come paesaggio interiore e luogo di spaesamento, tra prossimità e distanza, presenza e alterità.
Il laboratorio non si configura come una ricerca tematica, ma come un percorso di allenamento e percezione in cui la città — e ciò che essa evoca — diventa occasione per interrogare la nostra postura, il nostro modo di guardare, di ascoltare e di stare nello spazio condiviso.
Il lavoro partirà da un training per l’attore e il performer: respiro, ritmo, movimento, precisione del gesto, capacità di ascolto e di relazione con l’altro e con l’ambiente circostante.
Si esplorerà la possibilità di mantenere contemporaneamente il controllo fisico e l’apertura emotiva, allenando un doppio registro di presenza e vulnerabilità.
Cuore del lavoro sarà un esercizio costante di attenzione e di ascolto: un’educazione dello sguardo e della percezione.
Il laboratorio si svolgerà tanto nello spazio dedicato alla pratica quanto all’esterno, nel paesaggio urbano, alternando momenti collettivi e individuali.
Si esplorerà lo spaesamento come condizione fertile, capace di sospendere le abitudini percettive e di restituire la meraviglia dell’incontro con l’alterità.
Oltre alla pratica fisica e performativa, il laboratorio offrirà momenti di scambio e riflessione collettiva: uno spazio per condividere domande, visioni, pensieri emersi dal lavoro. Si favorirà l’incontro tra esperienze differenti, poiché nell’attrito tra linguaggi e sensibilità diverse nascono possibilità inaspettate: L’esperto riscopre ciò che credeva acquisito, l’inesperto riconosce in sé un’intuizione ancora informe ma autentica.
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La compagnia Anagoor è fondata a Castelfranco Veneto nel 2000, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività. Oggi alla direzione di Simone Derai e Marco Menegoni continuano a unirsi artisti e professionisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo. Il teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove performing art, filosofia, letteratura e scena ipermediale entrano in dialogo, pretendendo tuttavia, con forza e in virtù della natura di quest’arte, di rimanere teatro. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna veneta, presso La Conigliera, allevamento cunicolo convertito in atelier. Anagoor, che negli ultimi anni ha catalizzato l’interesse della scena italiana ed europea, è stata insignita – tra diversi altri premi – del Leone d’Argento per il Teatro alla Biennale di Venezia nel 2018 ed è artista residente del teatro tedesco Theater an der Ruhr.

PAOLO ANIELLO
Creare per il corpo vivo di un territorio
Nel 1979 con il collettivo di cui facevo parte, ci siamo posti una domanda che potrebbe sembrare semplicistica, ma in realtà fondamentale per un gruppo under 20 come eravamo allora: come possiamo coinvolgere più direttamente le persone comuni e farle partecipare alle proposte musicali, teatrali o d’arte? E prima ancora: perché non c’è attenzione alle proposte “alternative”? È una limitazione culturale soggettiva (delle persone) oppure oggettiva (il linguaggio artistico troppo all’avanguardia)?
Pur avendo poi sviluppato strategie, attività e produzioni con queste domande sempre ben in mente, nei “favolosi” anni ’80, nei quali devo ammettere che il livello di libertà di immaginazione e di messa in atto di quanto immaginato era straordinariamente più alto di quanto viviamo in questi tempi; pur essendosi sviluppate in tutta Europa, Italia compresa, importanti linee di lavoro nella creazione artistica e nella progettazione culturale, tendenti a includere le comunità uscendo dalle asfittiche dinamiche novecentesche nelle quali siamo ancora profondamente immersi; ecco, nonostante tutto ciò, credo che quelle semplici domande siano ancora e forse più valide di quel 1979, quando un gruppetto di giovani ragazzi di provincia ha cominciato a porsele.
Scrivere, immaginare, interpretare un luogo e le persone che lo vivono, quanto è un atto artistico e quanto un atto politico? Bisogna mettere la propria arte al servizio di un territorio o viceversa? E quindi, dove si trova il punto di incontro tra il proprio linguaggio artistico e il pubblico? Che domande devo pormi, come creatore e come progettista culturale?
Il percorso si articolerà in due momenti: una prima parte di condivisione di esperienze e riflessioni, e una seconda dedicata al dialogo sulle possibili direzioni di lavoro nate dal processo artistico.
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Paolo Aniello – Prima di trasferirsi in Olanda nel 2005, ha lavorato al CSS – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, ricoprendo i ruoli di co-direttore artistico e Presidente del CdA. Ha curato progetti di produzione e programmazione con particolare attenzione all’ambito internazionale, coordinando reti e progetti europei (Theorem, Iris, Seas) e ideando, insieme a Franco Quadri, il progetto di perfezionamento attoriale Projet Thierry Salmon, sostenuto da Cultura 2000 e guidato da maestri come Stein, Ronconi, Vassiliev, Nekrosius e Latella.
Dal 2006 ha collaborato a festival internazionali in Olanda e Francia (Noorderzon, Evento Bordeaux, De Internationale Keuze) e tra il 2009 e il 2011 è stato project manager del programma europeo SPACE – Supporting Performing Arts Circulation in Europe.
Dal 2013 contribuisce alla nascita di Mare Culturale Urbano a Milano, dove opera come CEO fino al 2019. In seguito svolge attività di consulenza e tutoraggio per nuove realtà teatrali e, tra il 2021 e il 2022, collabora con ERT – Teatro Nazionale nello staff di Valter Malosti.
Dal 2023 lavora con 369gradi su progetti di residenza e rigenerazione territoriale (Musamadre) e dal 2024 collabora con la compagnia olandese Wunderbaum per l’espansione della rete internazionale.

GIOVANNI TAMMARO
Giovanni Tammaro
Tutoraggio sulla luce scenica e sulla tecnica del suono teatrale
Affiancherà i gruppi di lavoro aiutandoli a pensare e progettare gli aspetti tecnici dei loro progetti (Luci, Audio e Video)
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Ingegnere Audio laureato con lode presso il corso di Audio Production del SAE Institute di Milano. Si specializza in Light Design presso la IDI – Italian Design Institute. Lavora come fonico/tecnico luci con il Teatro della Cooperativa (MI), il Teatro della Caduta (TO) e la compagnia Oderstrasse. Si afferma nella registrazione di Videoclip di chitarra classica e collabora con i Conservatori di Scozia e Dublino. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile tecnico del Teatro Asteria (MI). Suona il pianoforte, compone musica per colonne sonore, brani per balletti ecc..
FAQ+
Posso candidarmi a un singolo laboratorio e/o residenza?
No. I workshop e il periodo di residenza sono intesi come un percorso coerente: l’incontro con i maestri è necessario per svolgere la seconda fare residenziale.
La partecipazione è prevista esclusivamente per l’intero percorso.
Se ho impegni di lavoro pregressi coincidenti con il calendario di Laboratorio Residente, posso candidarmi lo stesso?
Si, l’importante è rispettare la presenza minima del 90% delle giornate del percorso, corrispondenti ad un massimo di 3 giornate di assenza complessive.
Ci sono limiti d'età per la partecipazione?
No, non ci sono limiti d’età.
Laboratorio Residente è destinato solo ad attrici e attori, o anche altre figure?
Quando saranno resi noti gli esiti delle selezioni?
Gli esiti saranno comunicati (ai selezionati e non) entro e non oltre il 19 dicembre 2025.
ATTIVITA' PASSATE

(E)STATI GENERALI
Quest’anno, durante le attività di PersonaLAB, abbiamo spesso sentito l’esigenza di andare oltre la dimensione puramente teatrale. I materiali che abbiamo esplorato ci hanno spinti a interrogarci non solo sul linguaggio scenico, ma anche sul percorso artistico, professionale e di vita che ciascuno di noi sta vivendo. Ci siamo trovati a riflettere sul senso stesso di fare una laboratorio, sul senso di fare teatro e su come questo possa dialogare con la realtà che ci circonda.
In sostanza quello che vi propongo è di indire degli STATI GENERALI: Saranno 4 giorni di workshop autogestito, riservati ai partecipanti di PersonaLAB, per confrontarci e lavorare insieme. Le giornate alterneranno momenti di training e scambio di pratiche a spazi di dialogo e confronto su desideri, bisogni e aspettative dei propri percorsi artistici. Prenderci un tempo per consolidare le relazioni e indagare come una comunità di artisti possa dialogare con un luogo, un territorio, con le comunità. Alla riflessione concettuale affiancheremo la pratica teatrale: esercizi di creazione scenica che avranno come punto di partenza la città di Milano, con tutte le sue possibili letture e interpretazioni. Oderstrasse modererà il percorso, suggerendo spunti e tracce, ma saranno le esigenze e le idee dei partecipanti a guidare realmente le attività. Ovviamente, la partecipazione è totalmente gratuita (al di fuori della tessera associativa per chi non l’avesse).

CAPITOLO 4 – FRANCESCO VILLANO
TU/IO – Pratiche del fatto scenico
Insegnare oggi un’Arte della presenza e della relazione, come la recitazione, significa anche conoscere gli strumenti formali che i nuovi linguaggi ci forniscono costantemente.
Il nostro compito come teatranti, non è di rappresentare la realtà (questa funzione è svolta molto più efficacemente dal cinema), ma di tradurla nel qui e ora della vita scenica attraverso un altro codice e altri segni. Creare quindi un’altra realtà, un “organico artificio”, appunto.
Gli strumenti di lavoro che continuo a frequentare come insegnante sono dettati quindi da necessità vitali ed elementari: lo sguardo, il respiro, la direzione, il ritmo, lo spazio, il punto di vista, per poi essere tradotti in obiettivi e vettori drammaturgici. Con questa immersione nella pratica codificata della recitazione si può cercare con umiltà, leggerezza e attenzione di ripartire dal sistema-corpo per individuare e rendere cosciente il/la performer dei suoi punti di forza, ma anche delle sovrastrutture e delle ideologie che lo limitano e, attraverso domande propulsive, cercare di svelare la complessità del già esistente.
Bisogna in definitiva allenare l’Esserci. In questo percorso quindi nessuno stile o idea a priori è migliore di un’ altra: i motori della ricerca sono sempre gli attori e le attrici, che di fatto, per il tempo dell’azione scenica, diventano veri e propri co-autori e co-autrici del materiale testuale.
Il verbo più adatto per descrivere questo percorso è “accogliere”. Accogliere l’errore, o una difficoltà, come un’occasione feconda di scoperta, rifacendosi, non ad astratte ideologie spettacolari, ma ad alcune “elementari” regole fisiologiche.
Questo laboratorio si pone l’obiettivo di trasmettere pratiche e saperi legati all’Arte della Recitazione da un punto di vista squisitamente attoriale attraverso un approccio analitico e multidisciplinare. Gli strumenti saranno quelli del corpo e dell’azione verbale nello spazio: si partirà dall’attivazione e sensibilizzazione delle capacità cinetiche e somatiche del performer fino all’analisi attiva della struttura drammaturgica attraverso studi e improvvisazioni. In questo caso il lavoro di interpretazione sarà basato sui testi – già editi – di drammaturgia contemporanea When the rain stop falling e Cose che so essere vere, dell’autore/sceneggiatore australiano pluripremiato Andrew Bovell.
BIOGRAFIA
Attore, performer, regista, si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, e prosegue gli studi all’École des Maîtres – master internazionale di alta formazione teatrale – guidato da Denis Marleau. È laureato in Lettere – Scienze Umanistiche all’Università la Sapienza di Roma. Dal 2012 collabora stabilmente con la Compagnia lacasadargilla.
In teatro lavora inoltre con Antonio Latella, Emma Dante, Marco Baliani, Fabrizio Arcuri, Veronica Cruciani, Carmelo Rifici, Davide Iodice, Compagnia Biancofango, Serena Sinigaglia, Giorgio Barberio Corsetti, Claudio Autelli, Davide Carnevali, Roberto Andò, José Sanchis Sinisterra, Giancarlo Cobelli, Roberto Romei, Luciano Colavero. È insegnante di recitazione in vari moduli didattici, in collaborazione con la cattedra di Storia del Teatro dell’ Università la Sapienza di Roma e in diverse scuole di teatro in Italia e all’estero, tra cui l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma; la Scuola Europea per l’Arte dell’Attore Prima del Teatro di Pisa; l’Accademia d’arte drammatica Ernst Busch di Berlino. Collabora inoltre stabilmente con il centro di produzione teatrale Carrozzerie n.o.t. di Roma all’interno di diversi percorsi didattici per attori e danzatori. Come regista, crea Piccoli Pezzi poco complessi, da un testo di Magdalena Barile, per il CRT di Milano, Genesiquattrouno (co-regia e testo di Gaetano Bruno) A zonzo e Sonata per ragazza sola. Nel 2023 vince il Premio Ubu come miglior attore italiano.

CAPITOLO 3 – MASSIMILIANO SPEZIANI
IDENTITA’ E CAMBIAMENTO
Essere sé stessi cosa significa ?
È possibile agire nel mondo rimanendo fedeli a ciò che si é?
Sembrano queste le domande che Ibsen rivolge al lettore del suo poema fantastico in cinque atti , Peer Gynt. Scritto durante la sua permanenza in Italia nella seconda metà del XIX secolo, l’autore norvegese non pensava di metterlo in scena, ma di destinarlo solamente alla lettura . L’opera incontrò invece successo come spettacolo, arricchito anche dalle musiche originali di Edvard Grieg che le compose per l’occasione.
Proprio come si era immaginato Ibsen, all’inizio del laboratorio partiremo dalla lettura. “Lettura” intesa non solo come analisi critica dell’opera, ma anche e soprattutto come conoscenza condivisa del libro fantastico della vita di Peer. Proveremo a sbucciare ad una ad una le immagini stratificate della favola, come la cipolla che Peer raccoglie sul suo cammino, per trovarne l’essenza.
BIOGRAFIA
Massimiliano Speziani è attore e regista. Premio Ubu nel 1997; Premio Hystrio nel 2018. Ha lavorato come attore teatrale con registi quali: Cobelli, Ronconi, Castri, Santagata, Tiezzi, Rifici, Latella, Donnelan, Lidi. Ha intrapreso anche un personale percorso autorale e pedagogico a fianco di Renata Molinari e Renato Gabrielli. Tra gli ultimi lavori, ricordiamo Pinocchio e La Valle dell’Eden (regia di Antonio Latella), La Tragedia del Vendicatore (regia di Declan Donnellan), Gabbiano, Zio Vanja e Il Giardino dei Ciliegi (regia di Leonardo Lidi).

CAPITOLO 2 – ANAGOOR
LA CO-SPIRAZIONE
A condurre il workshop saranno Simone Derai e Marco Menegoni di Anagoor.
Il laboratorio è aperto a chiunque intenda esplorare ed apprendere le tecniche teatrali, sia a performer con esperienza, a professionisti, sia a neofiti.
Il percorso prevede l’insegnamento di un allenamento pensato per l’attore e il performer.
Dalla preparazione fisica – respiro, ritmo, movimento – all’affinamento di quelle qualità indispensabili per affrontare e sostenere la scena – l’ascolto, la capacità di disegnare spazio e tempo scenici, la capacità di interazione con l’evento esterno. In particolare sarà proposto un esercizio di allenamento al doppio registro del controllo fisico e dell’espressione emotiva.
Il cuore del lavoro è un allenamento insistito sull’ascolto e l’attenzione, un training della percezione, senza un invito a un tema o ad un testo; oltre alla pratica, si favoriranno spazi di discussione, di analisi teorica e scambio tra la pratica e la riflessione. Si inviterà ad andare in profondità e con precisione.
Intendiamo stimolare la possibilità di un connubio tra esperienze diverse perché esse attivano delle relazioni inaspettate: non solo l’artista professionista o più esperto è in grado di attivare nel neofita un apprendimento più rapido facendo da enzima, ma è vero anche il contrario: al professionista è dato poter osservare inaspettate poetiche mentre si dedica all’affinamento dell’ascolto.
Un lavoro sull’attenzione che, anche dal punto di vista della comunità, abbiamo bisogno di rinnovare.
Più di una volta ci siamo sorpresi ad osservare queste piccole cellule di comunità e a fare e condividere delle riflessioni politiche: come ci relazioniamo agli altri, quanta attenzione portiamo all’altro nello stesso momento in cui abbiamo esatta percezione di noi e della nostra posizione. L’approdo è un respiro comune, una co-spirazione collettiva.
Come collettivo stiamo investendo su questo asse perché per noi l’ambito laboratoriale, la formazione, la condivisione e lo scambio, l’indagine, è una delle anime genetiche e generative delle creazioni della compagnia.
Si propone quindi di approfondire soprattutto alcune pratiche di base – movimento nello spazio, interazione, attività di propedeutica – ai fondamentali, che spesso per gli esperti sono date per acquisite, ma poi rischiano di trasformarsi in abitudini che invece è utile a volte mettere in discussione; anche il professionista, quindi, può trovarsi sorprendentemente in uno stato di riscoperta.
BIOGRAFIA
La compagnia Anagoor è fondata a Castelfranco Veneto nel 2000, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività. Oggi alla direzione di Simone Derai e Marco Menegoni continuano a unirsi artisti e professionisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo. Il teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica che precipita in diversi formati finali dove performing art, filosofia, letteratura e scena ipermediale entrano in dialogo, pretendendo tuttavia, con forza e in virtù della natura di quest’arte, di rimanere teatro. Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna veneta, presso La Conigliera, allevamento cunicolo convertito in atelier. Anagoor, che negli ultimi anni ha catalizzato l’interesse della scena italiana ed europea, è stata insignita – tra diversi altri premi – del Leone d’Argento per il Teatro alla Biennale di Venezia nel 2018 ed è artista residente del teatro tedesco Theater an der Ruhr.

CAPITOLO 1 – MASSIMILIANO SPEZIANI
Il mestiere dell’attore consiste nel produrre uno scarto da sé, dall’idea sommaria, dall’immagine che abbiamo di noi verso qualcosa che è altro: si produce un movimento, che comporta sempre un’andata e un ritorno, come un respiro. In questo scarto sta tutto il lavoro dell’attore.
Le parole di un maestro recentemente scomparso, ci aiutano ad individuare l’obbiettivo di questo laboratorio:
“Gli attori spesso temono che perdendo la personalità che gli è famigliare possano diventare insignificanti e anonimi. Ma non accade mai. Dalla fermezza con cui si affronta un duro lavoro emerge la vera personalità” Peter Brook – I Fili del Tempo
Un breve atto unico di Arthur Schnitzler sarà il materiale che ci aiuterà a toccare la possibilità di gustare una propria presenza scenica, avulsa il più possibile da personalismi.
Ma non solo, la triangolazione tra le dimensioni del sogno, della vita e del teatro è stata da sempre in tutte le epoche un terreno di produzione artistica (da Calderon a Shakespeare, solo per citare i più eclatanti).
Schnitzler, con la sua vasta produzione drammaturgica, ha ispirato autori registi e ad indagare in questa direzione. D’altronde, La sua frequentazione con Freud è risaputa.
Dunque, anche la “materia dei sogni di cui siamo fatti” sarà oggetto del nostro lavoro.
BIOGRAFIA
Massimiliano Speziani è attore e regista. Premio Ubu nel 1997; Premio Hystrio nel 2018. Ha lavorato come attore teatrale con registi quali: Cobelli, Ronconi, Castri, Santagata, Tiezzi, Rifici, Latella, Donnelan, Lidi. Ha intrapreso anche un personale percorso autorale e pedagogico a fianco di Renata Molinari e Renato Gabrielli. Tra gli ultimi lavori, ricordiamo Pinocchio e La Valle dell’Eden (regia di Antonio Latella), La Tragedia del Vendicatore (regia di Declan Donnellan), Gabbiano e Zio Vanja (regia di Leonardo Lidi).
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