Residenze Artistiche: produzioni Teatrali che fanno bene ai Giovani

Per i giovani artisti è sempre più difficile trovare luoghi e tempi in cui poter esprimere le proprie idee, soprattutto in questo momento di grande emergenza sanitaria, sociale e culturale.
Il progetto di Residenze Artistiche nasce per permettere agli artisti Under 35 di potersi dedicare al proprio lavoro in un contesto libero dalle pressioni del mercato.

Abbiamo selezionato 3 progetti di giovani artisti e compagnie emergenti che in questi mesi di lockdown hanno continuato a lavorare da remoto.

SIETE PRONTI A CONOSCERLI?

Victor & Frankestein

Compagnia Odestrasse
Liberamente ispirato a Frankestein, or the modern Prometheus, di Mary Shelley
regia
Marco CicculloCornelia Miceli
supervisore e tutor del progetto
Massimiliano Speziani
con
Marco Ciccullo, Enrico Ravano, Edoardo Rivoira, Salvatore Alfano
movimenti di scena
Cornelia Miceli

«Leggendo Frankestein, or the modern Prometheus, c’è un elemento che ha immediatamente attirato la nostra attenzione: Victor Frankestein è un ragazzo. Il cinema hollywoodiano ci ha abituato a versioni stereotipate e appiattite della figura del protagonista, trasformandolo il più delle volte in un “adulto” scienziato pazzoide avido di potere. Victor è in realtà poco più che un adolescente che come tanti è affamato di curiosità e bramoso di conquistarsi un posto nel mondo, di fare qualcosa per cui essere ricordato e riconosciuto. Questo aspetto del romanzo, a differenza della maggior parte delle trasposizioni su pellicola, lo ha reso molto vicino noi; ad un certo modo di essere giovani, forti e ambiziosi.»

«Un altro aspetto che ci ha incuriosito del romanzo, è che Victor chiama molto spesso la creatura con il nome di “demone”. Victor non riesce a guardarlo in faccia tale è la sua bruttura, eppure, allo stesso tempo, non riesce a farne a meno. Il mostro creato da Frankestein richiama alla mente la cosiddetta “metà oscura” di ognuno, l’ombra perversa che segue in silenzio, tende agguati dietro l’angolo ed è sempre pronta a prendere il sopravvento sul lato migliore. In effetti, si può notare facilmente l’onnipresenza del mostro nella vita di Frankestein, perseguitato fisicamente e soprattutto a livello psicologico, come da un fantasma, o meglio ancora, da un demone di cui è impossibile liberarsi.»

Tuttavia, posta in questi termini, una simile opposizione fra i due risulterebbe fin troppo semplice e ovvia. Lo spessore di Mary Shelley invece, sta proprio nel ribaltare la prospettiva narrativa della vicenda, dando voce anche alla creatura stessa, raccontandoci la sua storia e il suo punto di vista su cosa significhi essere creato e gettato in un mondo che non conosce e che lo rifiuta.

L’operazione drammaturgica non vuole raccontare una messinscena del testo così come ci viene presentata nel romanzo. Vediamo Frankestein più come un materiale vivo, da poter scomporre e ricomporre per valorizzare alcune tematiche: una di queste è sicuramente quella del doppio. Frankestein e la sua creatura sono in mutuo rapporto, come le due facce di una moneta, di modo che se l’uno avanza, l’altro retrocede e viceversa. Ci piacerebbe giocare sull’ambiguità dell’esistenza del mostro. Il mostro esiste? O è solo un’invenzione della mente di Victor? Forse Victor e la creatura sono due aspetti della stessa personalità?

La vicenda di Frankestein all’interno del romanzo viene raccontata tramite una serie di lettere che l’esploratore Robert Walton scrive alla sorella. Nel corso di un viaggio al Polo Nord, Walton scorge in mezzo ai ghiacciai il moribondo Victor Frankestein e decide di soccorrerlo portandolo a bordo della sua nave. Durante la convalescenza di Victor, Walton gli racconta della sua ambizione di raggiungere il punto più a nord della terra e di essere disposto a sacrificare tutto, affetti compresi, pur di raggiungerlo. È qui che il giovane scienziato decide di raccontare al soccorritore la sua storia: Victor ha perso tutto quello che aveva a causa della sua ambizione di riportare in vita i morti e ora vive nella disperazione. Egli racconta la sua vita a Walton per far si che l’esploratore non commetta il suo stesso errore. Egli è quindi un testimone del racconto di Victor e proprio questo “essere testimone” vuole costituire l’ossatura della messa in scena. Ci piacerebbe che il Walton della nostra rappresentazione fosse il pubblico, al quale gli attori racconteranno la storia del giovane protagonista.

L’operazione drammaturgica non vuole raccontare una messinscena del testo così come ci viene presentata nel romanzo. Vediamo Frankestein più come un materiale vivo, da poter scomporre e ricomporre per valorizzare alcune tematiche: una di queste è sicuramente quella del doppio. Frankestein e la sua creatura sono in mutuo rapporto, come le due facce di una moneta, di modo che se l’uno avanza, l’altro retrocede e viceversa. Ci piacerebbe giocare sull’ambiguità dell’esistenza del mostro. Il mostro esiste? O è solo un’invenzione della mente di Victor? Forse Victor e la creatura sono due aspetti della stessa personalità?

La vicenda di Frankestein all’interno del romanzo viene raccontata tramite una serie di lettere che l’esploratore Robert Walton scrive alla sorella. Nel corso di un viaggio al Polo Nord, Walton scorge in mezzo ai ghiacciai il moribondo Victor Frankestein e decide di soccorrerlo portandolo a bordo della sua nave. Durante la convalescenza di Victor, Walton gli racconta della sua ambizione di raggiungere il punto più a nord della terra e di essere disposto a sacrificare tutto, affetti compresi, pur di raggiungerlo. È qui che il giovane scienziato decide di raccontare al soccorritore la sua storia: Victor ha perso tutto quello che aveva a causa della sua ambizione di riportare in vita i morti e ora vive nella disperazione. Egli racconta la sua vita a Walton per far si che l’esploratore non commetta il suo stesso errore. Egli è quindi un testimone del racconto di Victor e proprio questo “essere testimone” vuole costituire l’ossatura della messa in scena. Ci piacerebbe che il Walton della nostra rappresentazione fosse il pubblico, al quale gli attori racconteranno la storia del giovane protagonista.

Tereškova Countdown

con
Lorenza Fantoni
testo e regia
Lisa Capaccioli
luci/audio/video
Giovanni Tammaro

1963 – Valentina Tereškova, prima donna nello spazio.
Forse non riusciremo mai a conoscere le verità che ricerchiamo: a volte, i grandi avvenimenti della storia arrivano a noi in modo falsato perché visti dagli occhi dei potenti o da chi la storia la fa così da vicino che non riesce a vederla dalla giusta prospettiva. La finalità del progetto mira a sottolineare l’importanza della ricerca critica del vero, sapendo che, a volte, le cose potrebbero essere andate in un modo diverso da come ci hanno raccontato.

Durante il monologo, la Tereškova verrà raccontata attraverso la voce di tre donne. L’attrice sarà chiamata ad interpretare le tre donne che si sono avvicinate alla vicenda della Tereškova, ripercorrendo la sua esperienza spaziale da punti di vista diversi, sottolineando che la storia va letta a 360°.

Durata: 60 minuti

Il primo viaggio nello spazio di una donna fu accolto veramente come una vittoria di genere o fu piuttosto una mossa del governo sovietico per battere il governo americano durante la Guerra Fredda anche in questo primato, visto che anche gli americani stavano preparando la missione Mercury 13- una missione composta da 13 astronaute donne- che poi fallì?

Fu un viaggio di emancipazione del femminile o piuttosto un esperimento per dimostrare che le donne sarebbero sopravvissute alle dure condizioni dello spazio come i loro colleghi maschi?

Orbitare 48 volte intorno alla terra per la Tereškova fu semplice come ci hanno fatto credere o quella missione mise a repentaglio le sue condizioni di salute?

Quando decisero che il suo viaggio nello spazio era finito, il suo atterraggio andò bene o fu veramente difficoltoso e rischioso per lei, nonostante le foto scattate mostrassero una donna dalle condizioni smaglianti, con la messa in piega appena fatta?

Il matrimonio con il cosmonauta Andrijan Grigor’evič Nikolaev fu un matrimonio dettato dall’amore o una strategia politica tesa a dimostrare che Valentina, nonostante fosse stata nello spazio, era in grado di procreare?

Quanto la politica russa ha strumentalizzato l’esperienza di Valentina Tereskova?

Cosa ci racconta la storia e come veramente sono andate le cose? Dove sta la verità?

  • Emancipazione femminile
  • Lettura critica della storia
  • Documentazione storica
  • Guerra Fredda

Fiume di acqua e di Fango

la grande alluvione del 1994

regia
Sara Dho
con
Sara Dho
musiche originali
Roberto Dibitonto

Lo spettacolo è trasversale alle tematiche “storia e memoria” ed “educazione alla cittadinanza”.
Da un lato attraverso un avvenimento, che ha colpito in maniera diretta la regione Piemonte e che ha visto il conseguente intervento del resto dell’Italia, si riscopre la storia più recente degli anni ’90: i ragazzi e gli adolescenti di oggi, i cosiddetti post-millennials, possono entrare in contatto con una realtà
dalla quale provengono e in cui sono cresciuti i loro genitori, che è pur recente ma che loro hanno vissuto esclusivamente sui libri scolastici.
Dall’altro lato l’esito di quell’avvenimento ha aperto gli occhi, costringendo la popolazione a riconsiderare le ripercussioni che gli interventi umani o le negligenze hanno sull’ambiente.
Ulteriore spunto di riflessione è la reazione che si ebbe alla tragedia: non lamenti e pianto, bensì coraggio, impegno, determinazione. La rapida ricostruzione è stata merito della fatica, delle energie spese bene.
Inoltre un’attenzione va portata al valore della collaborazione e cooperazione.
In quella circostanza l’acqua sommerse la terra, gli animali, le persone e gli oggetti, ma anche le differenze: cittadini e autorità, semplici volenterosi ed esperti, poveri e ricchi, abitanti di campagna e di città, donne e uomini… insomma tutti si diedero da fare per ripulire strade e case, con le stesse gambe
affondate nel fango, con le stesse mani sporche, con lo stesso sudore, con lo stesso entusiasmo.

Il progetto intende realizzare uno spettacolo teatrale sotto forma di monologo con musica originale dal vivo in cui si ricordino i drammatici eventi dei giorni della grande alluvione del 1994.
Prendendo spunto da ciò che avvenne nell’alessandrino, dove una radio locale si trovò inaspettatamente a condurre una diretta con le telefonate dal vivo di coloro che si trovavano afflitti dall’emergenza, poiché la radio transistor era l’unico mezzo in grado di resistere mentre le comunicazioni telefoniche erano completamente interrotte (cellulari, internet e social non erano ancora diffusi), il contenitore drammaturgico potrebbe essere una emittente radiofonica nella quale far confluire alcune delle storie di quel tragico inizio novembre.

Questo contesto permetterebbe anche di mixare fra loro vicende avvenute in zone e province diverse (l’alluvione colpì una parte molto estesa di Piemonte). Tra i riferimenti per le storie narrate c’è il libro “Eroi nel fango” con cui la giornalista Paola Scola ha raccontato l’alluvione vissuta nel monregalese.

Altro intento è quello di raccogliere testimonianze attraverso interviste dirette. L’importanza che rivestì il resto dell’Italia che intervenne nella ricostruzione e il panorama storico di riferimento degli anni ’90 costituirebbero un mezzo per consentire alla narrazione di oltrepassare i confini del territorio di riferimento, dunque di coinvolgere un target più ampio di spettatori.

La messinscena (pensata come composizione di elementi che ricordino la terra, l’acqua, il fango) intende essere snella, in grado di essere realizzata in spazi diversi e/o con attrezzature limitate.

  • Ambiente
  • Collaborazione e cooperazione sociale 
  • Effetti dell’intervento umano sull’ambiente
  • Educazione alla cittadinanza
  • Storia e memoria

Nuovo Genere Teatrale

creato proprio per le Scuole

Una stretta alleanza tra

l’istruzione e il teatro

Valorizzando la propria offerta culturale in ambito teatrale, e tenendo presente le numerose esperienze sopra descritte, il Centro Asteria ritiene di poter sviluppare ulteriormente il suo impegno in questo campo, articolandone e sistematizzandone l’attività.

Gli spettacoli teatrali, proposti nell’ambito del Progetto Educativo Formativo Annuale, dedicato alle Scuole Superiori, si sono sempre più consolidati ed affinati in un loro format originale, dando vita all’ “EDUDRAMA”, un vero e proprio genere teatrale, concepito, nella sua struttura drammaturgica e nella sua realizzazione registica, in modo da costituire uno strumento efficace per l’approfondimento delle materie curricolari. Con EDUDRAMA, la sala teatrale è un ampliamento dello spazio didattico della classe, poiché apre tematiche e problematiche che hanno naturale proseguimento nel dibattito conclusivo (parte integrante e imprescindibile della proposta) e nella ripresa del lavoro in classe da parte dei docenti. Comunque, pur corrispondendo con rigore alle esigenze didattiche e curricolari, l’EDUDRAMA vuole essere fruibile anche dal pubblico non scolastico, poiché una delle sue finalità è quella di proporre, tramite il mezzo del teatro, tematiche universali, etiche, filosofiche, legate alla memoria storica.

Si offre quindi una proposta così ripartita:

  • introduzione all’evento attraverso una contestualizzazione storico-sociale-culturale da parte di un docente universitario
  • visione dello spettacolo
  • dibattito e approfondimento a cura del docente universitario, affiancato dal regista, dagli attori e/o drammaturgo dello spettacolo stesso.

Questo valore aggiunto all’opera teatrale è considerato un apporto prezioso dai docenti e dagli studenti, per gli stimoli e gli spunti riflessivi che vengono offerti che costituiscono la base per una lettura in classe più approfondita, e spesso attualizzata, di opere, di autori e di eventi storici, sociali e culturali.

diventa SUPER SPETTATORE

Attraverso la tua opinione, avrai la possibilità di collaborare, suggerire e modificare ciò che avviene in scena durante la fase di creazione. Avrai anche un posto riservato alla presentazione privata dei progetti a settembre.